33# L’agricoltura è la madre di tutte le guerre?

La storia del continente europeo dalla preistoria a oggi

33# L’agricoltura è la madre di tutte le guerre?

morte

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Abbiamo parlato della nascita dell’omicidio, nella puntata n11.
Nella puntata “Lo Specchio Oscuro”, la n12, abbiamo affrontato l’origine del male e di come l’oscurità sia parte di noi a livello, diciamo, biologico. Abbiamo visto come noi umani siamo ambigui, fatti della più pura luce ma anche di cupe tenebre.

Non ripeterò quanto detto nelle puntate n11 e soprattutto n12, quindi se non l’avete fatto andate ad ascoltarle, perché in questa riprendo in un certo senso il filo del discorso.

La Rivoluzione Neolitica vede la nascita dell’agricoltura, dell’allevamento.. della sedentarietà essenzialmente (ne ho parlato nella puntata n23 dedicata alla Rivoluzione Neolitica).
Vediamo quindi come si è evoluta la vita degli esseri umani dal Paleolitico al Neolitico.

 

Due diversi stili di vita preistorici

La vita dei cacciatori-raccoglitori del Paleolitico è semi nomade: consiste nello spostarsi progressivamente di luogo in luogo, seguendo le mandrie e le stagioni, raccogliendo i vegetali a crescita spontanea.

La vita dell’agricoltore e allevatore del Neolitico è sedentaria: consiste nello stanziarsi in un luogo, sempre lo stesso, generazione dopo generazione, dove coltivare le terre e allevare gli animali. In questo luogo nascono le prime città vere e proprie, dove famiglie unite in clan si stabiliscono strutturando l’embrione della società umana.

La propria terra, il proprio villaggio, la propria famiglia.. la propria casa.
E il punto focale di tutto questo, il cardine del discorso è “propria”.

Nel momento in cui nasce la sedentarietà infatti nasce anche il concetto di proprietà.

 

Proprietà: conquista e difesa

I cacciatori-raccoglitori seminomadi paleolitici hanno certamente le loro riserve di caccia preferite, sicuramente vi sono dei conflitti, ma gli ampissimi terreni di caccia si sovrappongono tra le varie tribù. E certamente nessuno farebbe una guerra, allora come oggi, per il possesso temporaneo di qualcosa di così effimero.

Lo spazio è tanto nel Paleolitico, l’umanità è numericamente piccolina.. perché combattere quando basta spostarsi poco più in là?! O addirittura cooperare e dividersi sia il pericolo che il frutto della caccia?

Con il Neolitico tutto questo cessa di esistere: una volta insediatisi in un luogo quello diventa la propria casa.

Per l’umanità neolitica è importante stanziarsi nel luogo giusto, fertile abbastanza da poter produrre sufficiente cibo per persone e animali allevati, nei pressi di una fonte d’acqua e sito in un luogo dal buon clima.
Ma i luoghi che posseggono tutte queste caratteristiche non sono tanti.. e l’umanità è cresciuta a livello numerico nel Neolitico rispetto al Paleolitico!

Inoltre la cooperazione tra gruppi, vincente tra i cacciatori-raccoglitori nel Paleolitico, non è più conveniente tra gli agricoltori-allevatori del Neolitico: la vita dell’agricoltore è meno rischiosa, meno pericolosa, ma la difesa delle risorse inizia ad assumere un ruolo cruciale se si vuole che il raccolto renda e sfami il gruppo.

Risorse preziose e contese, tante persone: queste sono le basi del conflitto, nel Neolitico come oggi.

Non stupisce quindi se l’uomo neolitico è pronto a combattere per difendere il proprio territorio, perché da esso ne dipende la sua sopravvivenza.. E da qui a pensare di conquistare il territorio altrui il passo è davvero breve.

Ma analizziamo con calma ogni elemento.

 

Agricoltura e vita sedentaria

La domanda è:

è arrivata prima l’agricoltura o la vita sedentaria?

Sembra una domanda banale ma in realtà non lo è.

Alcuni testi scolastici, soprattutto quelli più datati, spiegano la rivoluzione Neolitica così: “l’uomo diviene agricoltore e quindi inizia una vita stanziale”.

Oggi la moderna archeologia è più orientata verso il ragionamento inverso: l’umanità diviene progressivamente stanziale, a causa di vari fattori (climatici, ambientali ecc..), e questo porta alla sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento.

D’altronde è anche logico: coltivare le piante e allevare gli animali non è un qualcosa che può nascere dal nulla!
Non è che un giorno l’essere umano si è svegliato e ha detto: “Ma sì: inventiamo l’agricoltura e mettiamoci ad allevare polli”.

Si tratta di conoscenze che si sono certamente sviluppate nel tempo, procedendo lentamente, attraverso prove ed errori, ma che devono avere avuto alla base i presupposti e le necessità di una vita prevalentemente sedentaria o comunque legata ad un luogo specifico.
Probabilmente vi sono state delle fasi di transizione, in cui l’umanità ha effettuato forme di allevamento brado e di agricoltura che permettano di non seguire con assiduità i campi.

Inoltre vi sono culture neolitiche che, seppur stanziali, non hanno avuto la necessità di sviluppare agricoltura e allevamento. Questo grazie alla presenza di risorse particolarmente abbondanti in loco (ad esempio la vicinanza con fiumi o mari molto pescosi!).

In ogni caso, una volta sedentaria, l’umanità ha sviluppato agricoltura e allevamento, prima di tutto per mera necessità: infatti è impensabile cacciare animali e raccogliere vegetali sempre nello stesso luogo, soprattutto per nutrire un gruppo sempre più numeroso!
Le prede si sposterebbero, per allontanarsi da una zona troppo ricca di predatori e le piante si esaurirebbero.

 

La nascita dell’individualità

Stabilendo la propria dimora in uno specifico luogo, fondando un villaggio, sono poi sorte nuove necessità prima sconosciute nella vita nomade: nuovi strumenti, nuove conoscenze..

E se il cacciatore-raccoglitore nomade non può permettersi di possedere più di quanto non sia in grado di trasportare, con la vita sedentaria questo problema non c’è più, anzi: non c’è limite agli oggetti che un agricoltore-allevatore sedentario può possedere.

Già, un individuo..

Se è vero che vivere in gruppo è garanzia di sicurezza e protezione, è anche vero che la necessità di un clan, unito e affiatato, un gruppo di cacciatori che si muove come un sol uomo e rischia la vita ogni volta che affronta una battuta di caccia e i cui singoli componenti non potrebbero sopravvivere un giorno da soli.. tutto questo non esiste più.
L’epopea dei grandi cacciatori è finita per sempre.

Il noi diventa lentamente ma inesorabilmente un io.

Se nel clan di cacciatori la preda di caccia, frutto dello sforzo comune e del rischio comune, è di tutti (e, ricordiamolo, dire “di tutti” è come dire “di nessuno”..), ora l’animale allevato, frutto dello sforzo di una singola famiglia o di un individuo è di qualcuno.

E, come tutti sappiamo, ciò che è di qualcuno può essere anche rubato.

 

Le guerre preistoriche

Le prime guerre dell’umanità nascono probabilmente da questo: contese per il possesso dei territori.
Secondo l’interpretazione delle traccie archeologiche una diretta conseguenza della guerra di conquista (o difesa) è il rapimento delle donne e la loro inclusione nel gruppo vincitore.

Nulla di nuovo alla fine: le guerre degli scimpanzé, di cui abbiamo parlato nella puntata n12, non sono poi tanto diverse.

La guerra degli scimpanzé è una guerra di conquista in cui un gruppo combatte contro un altro per il possesso del territorio e, eventualmente, la possibilità di inglobare nuove femmine nel gruppo stesso. Questo genere di comportamenti è stato osservato in natura da molti primatologi, il primo caso accertato venne descritto da Jane Goodall, famosissima primatologa, negli anni ’70.

E sapete quali scimpanzé si fanno la guerra?
Quelli che vivono in un luogo specifico e che sono in competizione con un altro gruppo per le risorse.

 

Così la guerra entra nella storia umana: è una conseguenza della vita stanziale, della lotta per le risorse sempre più legate, con l’agricoltura e l’allevamento, al possesso di un territorio specifico.
E la guerra arriva per restare: sarà indubbiamente la grande protagonista della storia umana.

Ma l’essere stanziale porta anche ad altro, allo sviluppo di società strutturate, fatte di un apparato culturale sempre più complesso.
Nella prossima puntata parleremo di qualcosa che fa capolino per la prima volta nella storia umana e che, come la guerra, non la abbandonerà più: l’economia.

 

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