12# Lo specchio oscuro

La storia del continente europeo dalla preistoria a oggi

12# Lo specchio oscuro

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Attenzione! Anche questa come la puntata 9 è una puntata filosofica: abbiamo parlato di morte, di sepolture e omicidi.. non possiamo quindi andare avanti senza riflettere sull’origine della violenza, della crudeltà.. insomma, del male.

Prima di tutto: la presenza di una morale naturale e, in un certo senso, universale è dibattuta da secoli, se ne parlava già in epoca classica.
Essenzialmente oggi vi sono due scuole di pensiero a questo riguardo:

  • l’etologia classica (di stampo europeo, di Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna) che analizza la questione dal punto di vista della specie, considerando la visione d’insieme, e si basa essenzialmente sull’osservazione della natura e sugli studi biologici. Uno dei testi principe a questo riguardo è il saggio dedicato all’aggressività di Konrad Lorenz dal poetico titolo “Il così detto male”;
  • la sociobiologia (di stampo anglosassone e americano) che vede il tutto dal punto di vista dell’individuo, ponendo al centro il così detto egoismo funzionale che, a parere di alcuni, sarebbe incompatibile con la prosperità della specie.. che poi non è vero: l’individuo meglio adattato elimina anche fisicamente gli altri individui peggio adattati e questa sarà certamente un’azione poco morale e molto individualista, ma è vincente anche da un punto di vista evolutivo per la specie!.. Tra l’altro, mi spiace dirlo, ma questa corrente vede un po’ il tutto sulla falsa riga della religione di stampo giudaico-cristiana, mettendo in secondo piano la biologia e l’etologia (e l’evidenza scientifica!).

Vi è poi la teoria dei giochi – una teoria matematica, utilizzata soprattutto in ambito economico – che, in un certo senso, cerca di mettere insieme il tutto.

Ma partiamo dall’inizio.

 

La violenza è solo umana?

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, si cerca spesso, studiando l’umanità, di elevarla e separarla dagli altri essevi viventi del pianeta.

Nella puntata n9, “Tombe e umanità”, abbiamo riflettuto sul cosa significhi essere umani, su cosa ci renda umani.. E tra l’elenco delle caratteristiche considerate esclusive dell’umanità spesso viene messo anche questo: noi saremmo gli unici animali ad essere crudeli, violenti, sadici. Noi uccidiamo i nostri simili, sia per necessità che per interesse, che per puro odio.. e a volte lo facciamo anche per piacere, perché traiamo piacere dalla sofferenza altrui.. o, almeno, lo fanno alcuni di noi!

Noi siamo, insomma, gli unici animali ad essere malvagi.
Anzi, di più, noi abbiamo creato il male.

Quante volte lo avete sentito dire?
E quante volte lo avete sentito detto con una certa.. mi dispiace ma è vero.. con una certa sottile ammirazione?!
Perché essere crudeli ci eleva all’Olimpo degli dei.

Noi abbiamo creato il bene e il male.
Non riusciamo ad essere perfetti e buoni, essere il bene assoluto è difficile, pretendere di avvicinarsi ad esserlo in un certo senso quasi blasfemo.. Quindi tanto vale eccellere nell’altro senso, o no?

Abbiamo addirittura personificato il male, lo abbiamo fatto in tutte le culture: nella cultura occidentale è il diavolo.. e com’è il diavolo? Certamente è cattivo ma è anche scaltro e sexy.. ed è libero, fa e ha ciò che vuole, quando vuole.. inoltre è unico.. e chi non desidera essere tutto questo?!

Però.. Non so come dirvelo.. il fatto è che non è proprio così.
A differenza di quello che pensano alcuni,

non siamo solo noi ad uccidere i nostri simili: la violenza e l’assassinio è presente anche nel resto del mondo animale.

Molti pensano, a questo punto, ai combattimenti ritualizzati di alcuni animali.
Come i cervi, in cui la lotta per le femmine è codificata in scontri innocui: in cui vi è un gran cozzare di corna, ma nessuno ci rimette la pelle. O ai lupi che risparmiano il rivale sconfitto che si sottomette mostrando il collo.
Certo: tutto questo è vero, per molti animali è proprio così.

Ma vi sono anche i colombi che uccidono con violenza e senza pietà i propri rivali.
O tutte quelle specie, come tra i leoni, in cui il nuovo maschio, conquistato il gruppo di femmine, uccide i cuccioli presenti per far sì che le femmine vadano al più presto in calore.

Quello che è certo è che noi siamo in grado, rispetto agli altri animali, di ragionamenti più complessi e articolati.. siamo intelligenti e quando usiamo la nostra intelligenza anche per cose cattive.. beh, diciamo che quando agiamo con malvagità riusciamo a fare le cose davvero in grande!
Ad esempio ci vuole una certa intelligenza, sia a livello teorico che tecnologico, per ideare, organizzare e gestire in modo efficiente uno sterminio etnico: noi umani possiamo farlo, ne abbiamo i mezzi, i gabbiani no.
Detto ciò noi non abbiamo l’esclusiva della violenza.

Ma procediamo per gradi.

 

La legittima difesa

Partiamo dalla forma più comune e, diciamo, giustificabile di violenza: la reazione violenta da difesa, la legittima difesa.

Ogni animale non umano reagisce in modo più o meno violento se la sua vita viene minacciata: certo, generalmente, prima proverà a darsi alla fuga, ma quando si vedrà stretto in un angolo attaccherà per difendere la sua vita, anche se le possibilità di vincere saranno poche o nulle.. lo fareste anche voi.

Ogni animale non umano che fa cure parentali – quindi praticamente tutti i mammiferi, gli uccelli e alcuni tipi di rettili – reagisce con violenza, a volte spropositata, quando la propria prole viene minacciata. Chiunque abbia anche solo una minima esperienza di animali sa che una madre di una qualunque specie con i cuccioli non va mai infastidita, perché tende ad innervosirsi facilmente.

Questo si verifica anche negli animali così detti domestici, i pet, con la loro famiglia umana.
È ampiamente documentata l’azione di difesa, simile a quella di branco o parentale, che cani, diversi tipi di uccelli (come oche o cigni o pappagalli o corvi), elefanti, capre, pecore e in alcuni casi anche gatti e altri animali mettono in atto per difendere la propria famiglia umana da una situazione di pericolo imminente.. a volte, tra l’altro, morendo nel tentativo.

Una puntualizzazione a questo proposito.
I biologi che io chiamo meccanicisti giustificano queste azioni sostenendo che sia un adattamento ambientale: il cane/oca/gatto non potrebbe sopravvivere senza la sua famiglia umana quindi è nel suo interesse difenderla.
Certo.
Anche io non avrei potuto sopravvivere da bambina senza i miei genitori: per questo l’evoluzione, nei milioni di anni, ha dotato me, il resto della specie umana e tutti i mammiferi (e non solo), di un’area del cervello che, opportunamente stimolata da una serie di ormoni che vengono prodotti in seguito ad opportune sollecitazioni (come le cure parentali), mi ha permesso di provare amore e affetto verso i miei genitori.

.. Ma la facciamo così semplice?! Davvero?!?
Qui si confonde il mezzo che porta ad un fatto con il fatto stesso.

Noi e gli altri animali non umani che hanno in comune con noi una determinata area celebrale siamo in grado di provare amore e affetto verso la nostra famiglia, il nostro gruppo, quindi proviamo dolore e angoscia quando i loro componenti sono minacciati e, di conseguenza, reagiamo male.

L’evoluzione ci ha plasmato così: se attacchi uno dei componenti del gruppo ci attacchi tutti.

Fino qui non credo di aver detto niente di strano. Tiri una pietra al tigrotto la mamma tigre ti sbrana.
Bene.
Ma questo, concorderete anche voi, non ha nulla o quasi a che fare con il male e la malvagità.. è, appunto, legittima difesa, lo riconosce anche la giurisprudenza in gran parte del mondo.

Facciamo quindi un passo avanti.

 

La vendetta

Il sentimento della vendetta è una cosa strana: è inutile, se ci pensate, a livello evolutivo e anche per il singolo individuo.

Voglio dire: se qualcuno ammazza mio figlio e io uccido l’assassino.. cosa ho risolto? Mio figlio non tornerà in vita, il danno non sarà riparato e io continuerò a soffrire per la morte del mio bambino.
Quindi perché è normale desiderare la morte di chi ci ha fatto tanto soffrire?
Perché un cane azzannerà la persona che gli ha ucciso i cuccioli o che ha fatto del male ad un membro della sua famiglia umana o del suo gruppo? (certo, a volte ne avrà paura e la paura sarà tale da impedirgli di reagire.. ma questo capita anche tra noi umani.. subire determinate violenze può portare traumi psicologici tali da cancellare la capacità di reagire, ma è un altro discorso..).

Ci sono tante teorie sul perché esista il sentimento della vendetta: secondo molti esiste per favorire il gruppo (aiuta ad eliminare i soggetti pericolosi), secondo altri favorisce comunque il singolo proteggendolo da possibili danni futuri.. in ogni caso esiste e il rancore, a volte, come dicevamo, misto a orrore o terrore, che si prova verso chi ci ha danneggiato è un sentimento che condividiamo con molte specie animali.

Ci siete?
Andiamo ancora avanti.

 

Fare la guerra

Il combattimento per soggiogare gli altri individui della nostra stessa specie che conduce alla morte dell’avversario.

Sono pochi animali oltre a noi a fare questo: dicevamo i piccioni, alcuni tipi di felini.
Ma i comportamenti più violenti e aggressivi sono presenti in specie pericolosamente vicino a noi: gli altri primati.

Eh sì, quelle che volgarmente vengono definite scimmie, gli scimpanzé, fanno la guerra.
La guerra degli scimpanzé è una guerra di conquista in cui un gruppo combatte contro un altro per il possesso del territorio e, eventualmente, la possibilità di inglobare nuove femmine nel gruppo: questo genere di comportamenti è stato osservato in natura da molti primatologi, il primo caso accertato venne descritto da Jane Goodall, famosissima primatologa, negli anni ’70.

E ora facciamo l’ultimo passo.

 

La violenza gratuita

La violenza gratuita, esagerata, l’accanirsi su un nemico inerme, che non può più difendersi, per il semplice gusto di farlo.
Questo comportamento è rarissimo in natura.. ed è presente soprattutto negli animali non umani più simili a noi: gli altri primati.

Sin dalla prima “guerra tra scimpanzé” studiata e documentata da Jane Goodall sono stati osservati comportamenti, diciamo, estremi: è impressionante leggere il resoconto delle cronache di guerra di questi primati, fatte di violenza gratuita su nemici ormai inermi, scene di feroci intimidazioni e atti in cui l’aggressività sfocia in un’esaltazione da film splatter.
Un esempio su tutti: è documentata l’azione di alcuni scimpanzé vittoriosi di bere il sangue del nemico sconfitto e morente.. se avete mai letto i nostri antichi poemi epici greci o nord europei o il De Bello Gallico di Cesare avrete certamente un terrificante déjà-vu..

Quindi sì: la natura è violenta e insensibile ma noi.. noi siamo proprio crudeli. E questo è tanto radicato nel nostro DNA da essere presente nei nostri vicini cugini, negli appartenenti allo nostro stesso Ordine: i primati.
Noi siamo primati e, a quanto pare, abbiamo quel qualcosa di “sbagliato” che hanno anche le altre scimmie.

È questo il problema quindi? Una sorta di tara genetica che condividiamo con gli altri primati?!
No, in realtà non è neanche questo il punto. Il punto è un’altro.

 

L’ambiguità che è in noi

Diciamo la verità, sussurriamola qui in segreto: non è l’omicidio, l’assassinio di un proprio simile che ci sconvolge tanto. Non è neanche la violenza. E no, non è neanche la sua degenerazione estrema, la violenza gratuita.
No.

È l’ambiguità.

Prendete un libro di storia qualunque: sotto le date, le cifre e le tante parole che cercano di rendere più digeribili i fatti c’è un incubo.
C’è sangue, dolore, crudeltà e sadismo.
 Ma c’è anche amore, empatia, altruismo e dolcezza.
A dire il vero c’è un’infinità da entrambi questi estremi.

Noi abbiamo costruito cannoni, acceso roghi, eretto prigioni, perseguitato.
Ma abbiamo anche composto poesie, curato malati, scoperto stelle, amato e compreso.
Abbiamo ucciso persone innocenti nei modi più crudeli ma realizzato opere artistiche di infinita sensibilità. Siamo stati Stalin e Florence Nightingale, Gandhi e Maria la Sanguinaria.

Noi, intesi come umanità, riusciamo ad essere ambigui in tutto ciò che facciamo.

Pensate alla medicina e alla biologia: queste conoscenze possono essere usate per curare esseri malati di ogni specie, alleviarne le sofferenze e salvare vite, ci possono servire per comprendere al meglio il mondo e cercare di vivere in armonia con la natura.. ma possono essere anche usate per torturare, distruggere, provocare sofferenze.. e creasi alibi morali!

Tutto questo, abbiamo visto, non è caduto dal cielo: anche gli altri primati non umani, così simili a noi, hanno, almeno in parte, questa ambiguità.
Gli scimpanzé, come abbiamo detto, fanno la guerra e le loro azioni possono essere estremamente violente e sadiche nei confronti dei propri simili.. simili con cui, fino a pochi giorni prima, giocavano e si spulciavano affettuosamente.

E noi siamo loro o, meglio, siamo la loro versione più logica ed efficiente (efficiente inteso come capacità cognitiva di elaborare dati).

Che sorpresa eh?
Essere più intelligenti non ci ha reso moralmente migliori delle altre scimmie, anzi!
La logica non ci ha portato a ripudiare la crudeltà, a vivere in pace e con razionalità.
E pensare che migliaia di film creazionisti americani sostengono l’opposto: “noi abbiamo il libero arbitrio – strepitano – e questo ci permette di sfuggire alla biologia!”.. e mentre lo dicono stabiliscono un nuovo record nazionale di omicidi!

 

L’oscurità e il desiderio

La verità è che tutto questo ci sconvolge, ci spaventa.. Perché la vediamo, la vediamo sempre chiaramente ogni giorno.
Cosa?
L’oscurità.

L’oscurità dentro la luce nel nostro animo, presente in ciascuno di noi.

Lo specchio oscuro in cui la specie umana continuamente si osserva, anche se con riluttanza, e che secoli di filosofia morale, religioni e, infine, studi antropologici, sociologici e biologici non sono riusciti a pieno a giustificare.

Il piacere, l’amore, l’odio, il dolore, la crudeltà. E il desiderio.

Forse è solo questo: il desiderio.
Ciò che si desidera, ciò che si vuole e cosa si è disposti a fare per ottenerlo.
Questo è in noi come nel gatto che fa salti folli, rischiando la vita, per catturare una preda della cui carne non ha neanche bisogno.

Che cosa desideri veramente?
E che cosa sei disposto a fare per ottenerlo?

E quando la risposta a quest’ultima domanda è “qualsiasi cosa”.. e beh, è lì che iniziano i problemi, perché il nostro “qualsiasi cosa” è un tantino più impegnativo di quello che è intellettualmente e praticamente in grado di mettere in atto un gatto.

 

Quindi è tutta colpa del Neanderthal?!

Quindi, alla fine, eccoci qui, torniamo a noi.

Il Neanderthal è il primo ominide a mostrare segni di crudeltà.
Ha inventato lui il male?
È colpa sua se noi, nel corso della storia umana, abbiamo distrutto, stuprato e ucciso?
Dobbiamo imputare ai suoi malevoli geni l’Inquisizione, il nazismo, lo schiavismo, lo stalinismo e la bomba atomica?

No, almeno non è ragionevole pensare che sia così.

Il fatto è che non esiste luce senza oscurità.
Provare amore, empatia, affetto, tenerezza e tutta la gamma di bellissimi sentimenti e sensazioni che condividiamo con la maggior parte degli animali non umani ci porta anche a provare gli abissi dell’odio, del rancore e a essere crudeli. E, a volte, sadici.

E tutto questo si esprime spesso in noi in modi imprevedibili e catastrofici, poiché è amplificato ed eretto a sistema da quella meravigliosa intelligenza, capacità logica e razionalità che l’evoluzione ci ha donato.

 

Bene con questo salutiamo il Neandertal e nella prossima puntata iniziamo a tutti gli effetti la preistoria umana d’Europa con il sapiens!

 

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