15# La meravigliosa arte paleolitica

La storia del continente europeo dalla preistoria a oggi

15# La meravigliosa arte paleolitica

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Nel Paleolitico superiore l’attività simbolica esplode: dalle conchiglie incise usate per decorare i vestiti alle sculture, fino ad arrivare alle pitture rupestri.. di fatto l’umanità inizia a produrre arte.
Chiaramente qualcosa è scattato nella mente umana, sia a livello di capacità intellettiva sia, forse, a livello manuale, ossia di abilità nell’uso delle mani e delle dita, il saper quindi compiere movimenti sempre più fini e precisi (abilità, questa, che comunque implica uno sviluppo a livello neurologico).

Com’è l’arte paleolitica?
Dicevamo decorazioni di strumenti e vestiti, statuine di pietra, pitture rupestri.
Qui vedremo le nostre prime espressioni artistiche una per una, con la sola eccezione della decorazione degli abiti che vedremo nella puntata dedicata alle tombe sapiens: questo perché, come credo sia ovvio, la maggioranza di questo genere di oggetti decorativi è giunto fino a noi proprio grazie alle tombe.

 

La scultura paleolitica

Come avrete notato gran parte dell’arte paleolitica giunta fino a noi, fatte salvo le pitture rupestri, è di piccole dimensioni.
Si tratta di oggetti facili da trasportare, infatti i loro autori si muovono di frequente, sono cacciatori-raccoglitori: quindi non avrebbe senso per loro realizzare enormi statue non-trasportabili che sarebbero destinate ad essere abbandonate al successivo spostamento.

A livello di scultura l’arte paleolitica si manifesta così in piccole sculture, lunghe in media dai 30 ai 5 cm circa, realizzate in osso, avorio e, soprattutto, pietra.

Cosa viene rappresentato?
Soprattutto animali non umani e figure umane femminili.

Tra gli animali non umani rappresentati in queste sculture vi sono mammut, cavalli, felini, orsi, bisonti.
Vediamo degli esempi.

Nella grotta di Vogelherd in Germania, grotta che è parte di un Sito Patrimonio dell’UNESCO, sono state rinvenute nel 1931 diverse sculture risalenti al Paleolitico superiore tra cui un cavallo (giunto fino a noi solo parzialmente), un mammut, diverse rappresentazioni anche solo parziali di leoni, dei bisonti.
Sempre in Germania, nel 1939, nella grotta di Hohlenstein-Stadel è stata rinvenuta una statuina, scolpita nell’avorio di mammut, rappresentante una figura in parte umana e in parte di leone. 

Come potete vedere seguendo i link, queste sculture, seppur usurate e a volte solo parziali, non sono rudimentali o rozze quanto ci si aspetterebbe: si tratta di opere rifinite e difficili da realizzare (si pensi alla difficoltà dell’incidere l’avorio!).

Vi sono poi le figure umane femminili: le famose veneri paleolitiche.

 

Le Veneri Paleolitiche

In Europa sono state ritrovate in tutto una settantina di Veneri Paleolitiche.

Una delle più famose è la Venere di Willendorf, risalente a 25-26mila anni fa.
La venere venne rinvenuta nel 1908 dall’archeologo Josef Szombathy, presso Willendorf in der Wachau in Austria e oggi è conservata al museo di Storia Naturale di Vienna. Trovate qui l’immagine.

La Venere di Willendorf è la rappresentazione di una donna corpulenta, si potrebbe dire obesa, con enormi seni.
Attenzione: a differenza di quanto scrivono alcuni soprattutto on line, non si tratta di una donna incinta! Infatti, oltre all’aspetto generale riconoscibile da chiunque abbia mai visto una donna incinta in vita sua, vi è il dettaglio dell’ombelico: l’ombelico è rappresentato infatti interno e non sporgente come è nelle donne incinte, inoltre, in generale, non è presente il ventre tipico di una gestante.
I lineamenti della donna non sono rappresentati: il viso appare infatti coperto da capelli o forse da un copricapo di perline.

Le Veneri Paleolitiche simili a questa, quindi con fattezze simili, sono molte: nell’Ottocento, quando furono scoperte, si attribuì a queste figure un valore rituale arbitrario ma, di fatto, non abbiamo idea di chi o cosa queste sculture rappresentassero o significassero, se avessero una valenza religiosa (quindi rappresentassero una dea) o propiziatoria o di altro genere (ad esempio puramente decorativa!).

Spesso le Veneri Paleolitiche vengono identificate con la Venere di Willendorf: quindi statuette di donne raffigurate nude con testa, braccia e gambe appena accennate ma con seni, ventre, fianchi e natiche molto in evidenza.. in realtà non tutte le Veneri Paleolitiche sono così!
Sono giunte fino a noi anche Veneri Paleolitiche molto diverse: veneri magre con la sola eccezione di ampi seni e glutei (alla Jessica Rabbit diremo noi oggi!), o scolpite lungo corna di animale ricurve in chiave molto schematica, o la cui figura femminile si fonde con quella di animali o con un fallo (questo è il caso della statuetta di Mauern).

 

La scultura dei bisonti della steppa

Nella Grotta dei Tre Fratelli, sita in Francia sui Pirenei, vicino al confine con la Spagna, è stata ritrovata una sorprendete scultura risalente al Paleolitico: una coppia di bisonti scolpiti nell’argilla.
Si tratta di una scultura davvero notevole, di grandi dimensioni, e forse il più bel esempio di scultura paleolitica giunta fino a noi.

La grotta contiene anche diverse pitture rupestri risalenti a 13mila anni fa in cui sono rappresentati animali e, caso raro, anche alcuni insetti

 

Le incisioni paleolitiche

Accanto alle sculture sono poi giunte fino a noi anche incisioni su roccia o osso o conchiglia e rappresentanti soprattutto animali ma non solo.

In particolare abbiamo piccole placche e blocchi di pietra che recano incisioni, piuttosto sommarie e approssimate, raffiguranti animali quadrupedi e forme che la maggior parte degli studiosi identificano come vulve, ossia organi genitali femminili esterni: anche in questo caso quindi la figura femminile umana e quella di animali non umani è preponderante.

 

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Sculture paleolitiche. Tutti i diritti riservati © foto realizzata da Jerome T.

 

Le pitture rupestri paleolitiche

E arriviamo quindi alle famosissime pitture rupestri paleolitiche!

Perché sono così importanti, così famose le pitture rupestri europee?
Perché di tutti i continenti occupati dall’uomo sapiens solo in Europa sono state trovate pitture rupestri così antiche, anche se oggettivamente, si tratta di pochi ritrovamenti.

Quindi solo in Europa si dipingono le pareti delle grotte nel Paleolitico?

Può anche essere che solo in Europa si dipingesse dentro le caverne, magari per motivi climatici, mentre in altre zone del pianeta si dipingessero pareti di roccia all’aperto e che queste, quindi, non siano giunte fino a noi. Chissà!

In ogni caso, recentemente, sono state trovate pitture rupestri risalenti a circa 35mila anni fa in una grotta nell’isola di Sulawesi, in Indonesia, quindi in Asia, che parrebbe rimettere in discussione la questione: tra l’altro le tecniche con cui sono stati realizzati questi dipinti sono molto simili alle tecniche delle pitture rupestri europee.
Lo studio dei dipinti indonesiani è stato pubblicato sulla rivista Nature.

Comunque.. Ora vediamo tre grotte europee famose per le loro pitture rupestri paleolitiche: Lascaux, Chauvet e Altamira.
Tutte e tre queste grotte sono nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO e tutte e tre non sono oggi visitabili: sono chiuse al pubblico per problemi relativi alla conservazione.

 

La Grotta di Altamira

La grotta di Altamira si trova nel nord della Spagna, più precisamente in Cantabria, a 30 chilometri ad ovest di Santander.

I dipinti della grotta di Altamira vennero scoperti nel 1879 da Marcelino Sanz de Sautuola, un archeologo dilettante che procedette agli scavi e successivi studi insieme Juan Vilanova y Piera un archeologo dell’università di Madrid: insieme datarono le pitture di Altamira al Paleolitico.

La scoperta suscitò notevole stupore e interesse, ma le pitture rupestri apparvero troppo ben conservate e, soprattutto, troppo ben realizzate a livello artistico per risalire al Paleolitico: va considerato che la maggior parte delle più spettacolari scoperte di pitture rupestri non erano ancora state fatte a fine ‘800!
Al diffuso scetticismo si unì la netta opinione di due famosi archeologi francesi Gabriel de Mortillet e Émile Cartailhac che dichiararono Altamira un falso: Sautuola e Piera vennero ritenuti degli incompetenti o dei truffatori e il loro lavoro, i loro studi una buffonata.

Vent’anni dopo, ai primi del ‘900, nuove scoperte archeologiche tra cui diverse pitture rupestri, fecero maggiore luce sul Paleolitico e l’opinione della comunità scientifica su Altamira mutò. In particolare Gabriel de Mortillet, che tanto aveva fatto per ridicolizzare Sautuola, ammise il proprio errore e si scusò pubblicamente in un articolo apparso su una famosa rivista del settore e intitolato: “Mea culpa d’un sceptique” (“Il mea culpa di uno scettico”).

Così la comunità scientifica riconobbe il lavoro e la correttezza della teorie di Sautuola.. purtroppo Marcelino Sanz de Sautuola era morto nel 1888, 14 anni prima: ebbene sì, lo scopritore di Altamira e, più in generale, colui che per primo capì che l’arte nacque nel Paleolitico, non visse abbastanza per vedere riconosciuta la sua scoperta e i suoi studi.

Altamira venne aperta al pubblico e tale restò per decenni: visitata da migliaia di persone, nel 1977 si decise di chiuderla a causa dei danni provocati dall’anidride carbonica. Nel 1982 venne riaperta parzialmente: per visitarla occorreva iscriversi ad una lista d’attesa che generalmente era di almeno 3 anni!
Nel 2002 Altamira chiuse definitivamente: oggi è possibile vedere i dipinti di Altamira in una riproduzione della grotta sita non lontano dall’originale.

Ma com’è la grotta di Altamira?

La grotta di Altamira è lunga circa 270 metri.

I dipinti di Altamira rappresentano animali di grandi dimensioni: l’animale più rappresentato è il bisonte della steppa; vi sono poi cavalli, cervi, cinghiali.

La tecnica usata per ritrarre gli animali è attenta: oltre ai colori e alle sfumature, sono state usate le sporgenze delle rocce e i contorni delle pareti della grotta per dare un effetto 3d ai dipinti stessi.

I dipinti di Altamira risalgono ad un periodo compreso tra 18mila e 13mila anni fa circa.

 

Le Grotte di Lascaux

Le Grotte di Lascaux sono un complesso di caverne site nella zona centrale sud-ovest della Francia, più precisamente vicino a Montignac, in Dordogna.

Queste grotte sono famosissime e la loro bellezza ha valso il soprannome di “Cappella Sistina della Preistoria“.

Le grotte di Lascaux vennero scoperte nel 1940 per caso: secondo la versione più diffusa un ragazzo stava passeggiando con il suo cane in campagna e il cane si sarebbe lanciato all’inseguimento di un coniglio.. il coniglio si sarebbe infilato in un buco poi rivelatisi l’ingresso, semi-chiuso, a una serie di caverne.. ed ecco fatto!

Le grotte vennero aperte al pubblico alla fine della Seconda Guerra Mondiale, ma già 1955 l’anidride carbonica prodotta dai migliaia di visitatori aveva deteriorato pesantemente molti dei dipinti: nel 1963 le grotte vennero così chiuse al pubblico per restauro.. e da allora non hanno più riaperto.
Ad oggi le grotte di Lascaux sono chiuse al pubblico, dal 1983 è possibile visitarne una ricostruzione, Lascaux 2.

Le grotte di Lascaux presentano dipinti raffiguranti animali, soprattutto di grossa taglia, per un totale di oltre 900 specie. Circa due terzi degli animali sono stati identificati: l’animale più rappresentato è il cavallo (364), seguito dal cervo (90); in numero minore vi sono bisonti e bovini.

Non sono mai rappresentati sfondi, quindi la vegetazione dell’epoca non c’è.

In tutta Lascaux vi è una sola figura umana: un uomo.

I dipinti nelle grotte di Lascaux sono lunghe circa 230 metri e risalgono a 17500 anni fa.

 

La Grotta di Chauvet

La grotta si trova vicino a Vallon-Pont-d’Arc nella regione Auvergne-Rhône-Alpes, in Francia.

Il suo nome non viene da un luogo ma da una persona: lo speleologo e guardia parco Jean-Marie Chauvet che la scoprì il 18 dicembre 1994, nel corso di una spedizione speleologica privata.

Oggi la grotta di Chauvet è chiusa al pubblico per motivi di conservazione. Dopo quanto successo alle due grotte precedentemente citate si è ritenuto troppo pericoloso aprirla al pubblico, così la grotta di Chauvet è stata chiusa al pubblico sin da subito.

Nel 2015 è stata inaugurata la riproduzione della grotta di Chauvet che è enorme e davvero notevole: i dipinti sono riprodotti a grandezza naturale; si trova nei pressi dell’originale.

 

Ma com’è la grotta di Chauvet?

La grotta è piuttosto lunga: si tratta di oltre 500 metri all’interno della montagna, le pitture parietali sono presenti in varie parti della grotta.

Le specie animali rappresentate in queste pitturi rupestri sono molte: cavalli, bisonti, stambecchi, renne, cervi e cervi giganti, buoi muschiati, rinoceronti lanosi, mammut, orsi, iene, leoni. Quelli rappresentati più frequentemente sono i rinoceronti, i mammut e i leoni.

I disegni sono realizzati in modo da dare, a volte, un’idea di prospettiva: vi sono infatti sfumature e i vari animali sono rappresentati con dimensioni diverse, come fossero su diversi piani.. in linea generale i disegni hanno un grande dinamismo e rendono molto il movimento: sembra di vedere gli animali correre lungo le pareti di roccia!

Famosissime sono poi le immagini in negativo o positivo di mani umane, del palmo delle mani, qui trovate: queste impronte sono raggruppate a centinaia su un unico grosso masso.

Vi sono inoltre rappresentazioni di parti del corpo femminile, in particolare gambe e pube, e forme mezze umane e mezze animali.

I dipinti della grotta di Chauvet risalgono indicativamente a tra i 39mila e i 26mila anni fa: sono i più antichi.

 

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Chauvet 2: struttura vista dall’alto. Tutti i diritti riservati © foto realizzata da Jerome T.

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Chauvet 2: ingresso. Tutti i diritti riservati © foto realizzata da Jerome T.

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Vista dall’alto della zone dove è sita Chauvet. Tutti i diritti riservati © foto realizzata da Jerome T.

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Il Pont d’Arc: qui vicino è sita Chauvet. Tutti i diritti riservati © foto realizzata da Jerome T.

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Il Pont d’Arc: qui vicino è sita Chauvet. Tutti i diritti riservati © foto realizzata da Jerome T.

 

Una curiosità!
All’interno della grotta sono state trovate ossa fossili di orso e di stambecco, ma la scoperta archeologica più interessante sono delle impronte: impronte di un bambino umano e, al suo fianco, di quelle di un cucciolo di lupo o di cane.. sono lo stesso tipo di impronte che gli stessi individui, un bambino e un cucciolo, lascerebbero oggi camminando uno accanto all’altro nel corso di una comune passeggiata!

Se siete curiosi di vedere i dipinti e la grotta qui trovate il link a Youtube dove vi è un filmato dell’interno della grotta di Chauvet.

 

Ma chi sono gli autori di queste pitture, di queste sculture? Perché lo facevano?
Ne parliamo nella prossima puntata, che sarà un po’ filosofica e in cui tratteremo del perché sia nata l’arte!

 

 

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Tutte le foto di questa pagina con la sola eccezione di quella principale (il bisonte dipinto) sono riprodotte con il consenso del loro autore: l’ascoltatore Jerome T.. I diritti delle foto restano del suo autore: ne è proibita la riproduzione e l’uso senza la sua autorizzazione.