I siti palafitticoli preistorici delle Alpi # ep 39

La storia del continente europeo dalla preistoria a oggi

I siti palafitticoli preistorici delle Alpi # ep 39

I siti palafitticoli preistorici delle Alpi in Italia

Ascolta “Ep39 – I siti palafitticoli preistorici delle Alpi” su Spreaker.

In questa puntata del podcast di Storia d’Europa si parla dei siti palafitticoli delle Alpi.

Che strano nome vero?
Siti palafitticoli preistorici.
Prima di tutto chiariamo cosa sono.

I siti palafitticoli preistorici delle Alpi sono un insieme di insediamenti preistorici lacustri presenti ai margini di laghi, fiumi o terreni paludosi siti in queste montagne e, più in generale, nei dintorni dell’arco alpino (ossia nelle regioni sub alpine).. o almeno sono ciò che ne resta!

Essenzialmente questi siti erano una sorta di villaggi, un insieme di case costruite su palafitte piantate appunto a ridosso o dentro laghi o fiumi o paludi e collegati alla riva da una passerella.

Questi luoghi sono stati abitati per millenni.
Infatti gli insediamenti palafitticoli hanno una datazione molto ampia: le date spaziano dal 5000 a.C. al 500 a.C. circa, quindi dal Neolitico all’Età del Bronzo.

Un’altra caratteristica importante è che questi siti giunti fino a noi sono tantissimi.
I meglio conservati sono 111 ma il numero totale dei siti palafitticoli delle Alpi è ben superiore: nella zona sono in tutto circa 1000 i siti palafitticoli giunti fino a noi, in un’area alpina che oggi si divide tra Germania, Austria, Francia, Italia, Slovenia e Svizzera.

Ricordiamo che i resti archeologici di epoche così lontane rappresentano solo una minima parte di quello che doveva essere.. quindi se consideriamo che sono giunti fino a noi 1000 siti e che ben 111 sono ben conservati, questo vuol dire che in epoca preistorica dovevano essere davvero moltissimi gli insediamenti di questo tipo nella zona.

I 111 siti palafitticoli preistorici delle Alpi meglio conservati sono stati nominati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2011: inizialmente, nel 2003, la registrazione era limitata ai soli siti presenti su suolo svizzero (che sono la maggioranza), ma poi la tutela è stata estesa anche a siti analoghi delle nazioni vicine.

I siti palafitticoli sono così distribuiti:

  • Svizzera, 56
  • Italia, 19
  • Germania, 18
  • Francia, 11
  • Austria, 5
  • Slovenia, 2

Questa disposizione geografica divisa tra più nazioni ha reso il progetto transfrontaliero.

 

palafitta

 

Perché i siti palafitticoli europei sono così importanti?

Perché grazie a questi siti palafitticoli è stato possibile ottenere informazioni importanti sulla vita quotidiana preistorica dell’Europa alpina nel Neolitico e nell’Età del Bronzo.

Inoltre, data la particolarità di questi insidiamenti – sono palafitte sull’acqua – si è potuto capire come le popolazioni qui stanziate interagivano con il loro ambiente.

Considerate poi che questi siti archeologici sono particolarmente ricchi e davvero straordinariamente ben conservati.

E grazie a cosa è avvenuta questa straordinaria conservazione?
Grazie all’acqua.

Molti di questi si trovano oggi sott’acqua.
Come abbiamo detto gli insediamenti erano costruiti a ridosso dei fiumi o laghi o paludi, ma con il passare dei millenni molti sono stati coperti dall’acqua. Ed è stata proprio l’acqua e la conseguente assenza di ossigeno a permettere un’eccezionale condizione di conservazione dei materiali organici.

Attenzione!
La presenza di resti organici è particolarmente importante perché ha permesso di datare con il metodo del carbonio14 i reperti, dando una datazione precisa.
Ricordo che il metodo del carbonio 14 può essere usato solo in presenza di resti organici, come ossa, tessuti, vegetali, legno.. insomma reperti costituiti da materia organica, quindi contenenti atomi di carbonio (e non più vecchi di 50mila anni).
Il problema della datazione di reperti preistorici è dovuto proprio a questo: le pietre non possono essere datate usando questo metodo.

A questo metodo si accosta poi la tecnica della dendrocronologia.
La dendrocronologia determina l’età di un albero in base ai suoi anelli
: anche questo si è potuto fare grazie al rato fatto che del legno, il legno delle palafitte appunto, sia giunto pressoché intatto fino a noi.

Considerate che la dendrocronologia si può applicare raramente in siti così antichi: è davvero molto raro il legno giunga intatto fino a noi da tanto lontano nel tempo!

Quindi: grazie al loro eccezionale stato di conservazione questi siti sono stati datati con estrema accuratezza.
Ed è stato possibile soprattutto datare le evoluzioni: ossia come nei millenni gli insediamenti si siano mutati e si siano evoluti, ad esempio come si siano evolute le tecniche di costruzione e come i villaggi si siano sviluppati.
Inoltre è stato possibile studiare questi cambiamenti in un arco di tempo molto lungo: oltre 4500 anni!!.. Che sono davvero tanti!! Ad esempio 4500 anni sono la distanza che separa noi, oggi, da Chefren, 24esimo faraone dell’antico Egitto o dagli antichi sumeri!

Possiamo dire che questi siti sono particolarmente interessanti perché sono come cristallizzati nel tempo: un po’ come i resti di Pompei che sono giunti fino a noi trasportando come per magia un momento del passato a oggi.

Tra i reperti più interessanti trovati in questi siti vi sono canoe e ruote di legno (tra cui due risalentei al 3400aC); alcune ruote sono giunte complete di assi per carri.. che quindi esisteva giù! Da questi siti vengono poi i più antichi tessuti d’Europa, risalenti al 3000 a.C.

La presenza di così tanti siti, tutti nella stessa zona, ma non vicinissimi tra loro, ha un valore enorme nello studio delle dinamiche del passato: infatti ha permesso di studiare gli scambi commerciali attraverso lo spostamento da un sito all’altro di selci, conchiglie, oro, ambra e ceramica attraverso le Alpi.

 

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I siti palafitticoli delle Alpi nei musei

Siti molto ben conservati. Unici. Ma, c’è un ma.

L’archeologia non è solo mera ricerca: c’è anche una parte di show, di spettacolo. Voglio dire: i grandi musei di archeologia e storia antica, e le relative ricerche scientifiche correlate, sopravvivono grazie ai finanziamenti che, a loro volta, sono strettamente correlati con la visita di un pubblico pagante.

L’archeologia e la storia antica, forse più di ogni altra disciplina storica, è davvero molto legata allo show business!
Pensiamo alle piramidi d’Egitto o, per fare un esempio europeo, a Stonehenge!
E qui sorge il problema,

Come abbiamo detto la maggior parte dei siti palafitticoli delle Alpi sono sott’acqua: per scoprirli e analizzarli è stato necessario ricorrere a indagini archeologiche subacquee.
Questo però significa che la visita di questi siti da parte di un pubblico pagante è impossibile!
I reperti devono essere rimossi ed esposti in un museo (tra l’altro in particolari condizioni, spesso costose, per garantirne la conservazione). Ma esporre i reperti in un museo, decontestualizzandoli completamente, toglie certamente il fattore wow.. che è essenzialmente quello per cui pagano i visitatori!

A tutto questo si aggiunge la difficoltà di conservare questi siti che si trovano in aree molto urbanizzate e per questo rischiano di essere danneggiati.

 

Bene con questo chiudiamo il discorso sul siti palafitticoli e affrontiamo un altro interessante argomento relativo al Neolitico: l’arte neolitica!

Qui potete trovare la bibliografia con tutte le fonti su cui si basano gli articoli di questo sito e del podcast di storia d’Europa.